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	<title>Cantiere Welfare</title>
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	<description>Idee per una nuova cittadinanza sociale</description>
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		<title>No alla tolleranza zero</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Jun 2008 14:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cantierewelfare</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cantiere]]></category>

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		<description><![CDATA[di Patrizio Gonnella presidente di Antigone È questo un periodo difficile per la democrazia, lo stato di diritto, lo stato dei diritti. Era inimmaginabile solo un anno fa che si potesse arrivare ad una emergenza razzismo. Il razzismo è fonte di insicurezza. Il razzismo rende insicuri uomini, donne e bambini che chiedono solo di poter [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=cantierewelfare.wordpress.com&amp;blog=3354031&amp;post=59&amp;subd=cantierewelfare&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom:0;line-height:normal;text-align:justify;"><span style="font-family:&quot;"><span style="font-size:small;">di Patrizio Gonnella presidente di Antigone</span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;line-height:normal;text-align:justify;"><span style="font-family:&quot;"></span></p>
<p style="margin-bottom:0;line-height:normal;text-align:justify;"><span style="font-family:&quot;"><span style="font-size:small;">È questo un periodo difficile per la democrazia, lo stato di diritto, lo stato dei diritti. Era inimmaginabile solo un anno fa che si potesse arrivare ad una emergenza razzismo. Il razzismo è fonte di insicurezza. Il razzismo rende insicuri uomini, donne e bambini che chiedono solo di poter vivere in pace. Il razzismo rende insicuri tutti noi. La creazione di un nemico inesistente ci fa avere paura di ogni cosa e di ogni persona. Ponticelli, Pigneto, Bovisa. Napoli, Roma, Milano. Sgomberi di campi rom e violenze si sono succeduti pericolosamente in queste ultime settimane. Pare che immigrati e rom siano diventati la cartina di tornasole delle nuove politiche della sicurezza. Noi siamo contro il reato di immigrazione clandestina, siamo per l’universalità dei diritti umani. Siamo contro la permanenza fino a diciotto mesi nei centri di identificazione per stranieri. Siamo per il rispetto sempre e dovunque della dignità della persona umana. Le nuove norme che prevedono pene severe per chi affitta a immigrati irregolari e che introducono l’aggravante della clandestinità rischiano di gettare nell’illegalità centinaia di migliaia di italiani e immigrati. Il razzismo di massa sta determinando forme di auto-sicurezza. È gravissimo, violento e illegale che un gruppo di persone decida di farsi giustizia da sé. È ad esempio inaccettabile che chi governa Roma affermi che il clima di insicurezza spieghi e, alla fin fine, giustifichi gli episodi di violenza contro gli immigrati. È inaccettabile che possa accadere che a Verona un ragazzo venga ucciso da un gruppo di naziskin e il presidente della Camera affermi che quell’omicidio brutale fosse meno grave di due – dico due – bandiere bruciate. Una vita vale sempre più di un simbolo. Il <span> </span>razzismo oramai si respira nell’aria di questo paese, e si è rotta la diga del buon senso. Va fatto un lavoro politico e culturale che punti a ricostruire un tessuto sociale democratico, liberale, non violento, solidale, anti-razzista. Le parole evocano storie, a volta tragiche. Il razzismo è stato un connotato del nazismo e del fascismo. Ha significato morte. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><strong><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;">La sicurezza è una cosa seria</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-family:Times New Roman;"><span style="font-size:small;">La sicurezza è una cosa seria. La discussione degli ultimi mesi è stata una discussione che ha evidenziato cadute di stile, confusione politica e semantica. Un dibattito che produrrà ulteriori modifiche legislative di impianto repressivo e che lascerà segni nella cultura e nella società italiana. Non si era mai arrivati a tanto, a assimilare la povertà alla criminalità.<span class="text1"><span style="font-family:&quot;"></span></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span class="text1"><span style="font-family:&quot;"><span style="font-size:small;"> </span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span class="text1"><strong><span style="font-family:&quot;"><span style="font-size:small;">No alla politica della tolleranza zero</span></span></strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;">La politica della c.d. “tolleranza zero” fu realizzata nel corso degli anni ‘90 dall’ex responsabile della sicurezza della metropolitana di New York William Bratton, promosso a capo della polizia locale dal sindaco Rudolph Giuliani. Essa si ispirava alla teoria dei “vetri rotti” (<em>broken windows</em>) messa a punto nei primi anni ’80 dal <em>Manhattan Institute</em>, secondo la quale per far fronte all’ondata di criminalità incalzante era necessario ribattere colpo su colpo ai piccoli disordini quotidiani. Questo approccio tendeva a stigmatizzare la componente criminogena, o presunta tale, di comportamenti quali il chiedere l’elemosina, vivere o suonare all’aperto, lavare i vetri, ubriacarsi o fare graffiti sui muri. Bratton avviò una dura azione di repressione delle povertà urbane al fine di rassicurare la classe media newyorchese allontanando i mendicanti e i senza tetto dalle zone pregiate della città e spingendoli verso le zone più periferiche. Tra il 1993 e il 1997 le denunce di reato calarono complessivamente del 45%. Si trattava però di flussi di criminalità che prescindevano dalle politiche adottate visto che nello stesso periodo (1993-1996) la criminalità diminuiva in ben 17 delle 25 principali città americane, anche laddove erano state adottate strategie di prevenzione della criminalità molto meno aggressive (Los Angeles) o di tipo comunitario (Boston e San Diego). A San Diego, ad esempio, a fronte di un aumento di organico della polizia pari al 6,2% (a New York era stato del 40%) si registrò una diminuzione dei crimini denunciati del 36,8% (abbastanza simili dunque al dato della “grande mela”). Sempre a San Diego le denunce per le violenze da parte della polizia diminuirono del 10%, mentre a New York aumentarono del 75%. Alcuni sindaci hanno chiesto di avere compiti di polizia giudiziaria.<span class="text1"><span style="font-family:&quot;"> È stata preannunciata una stretta sulla custodia cautelare e sulla sospensione condizionale della pena. La politica della tolleranza zero contraddice le tre culture fondative della nostra carta costituzionale: quella cattolica, quella liberale, quella marcatamente di sinistra. Di fronte a tutto questo vanno ri-posti dei paletti chiari e insormontabili. Quelli che trovano radice nello stato costituzionale di diritto. Non si tratta di scegliere di essere dalla parte dei colpevoli o delle vittime ma di definire compiti e poteri di tutti gli attori politici, sociali e della giustizia. In alternativa alla politica della tolleranza zero va costruita una politica di nuova prevenzione dove sul territorio operatori del diritto, del <em>welfare</em> e delle istituzioni interagiscono con finalità comuni per ridurre i rischi di crescita della devianza. I magistrati devono continuare a essere i garanti della legge. Le forze di polizia devono occuparsi della prevenzione del crimine ed essere i garanti dei diritti di cittadinanza. I prefetti devono essere i garanti dell’ordine pubblico. I sindaci devono essere i garanti di una buona politica territoriale. La sicurezza non può che essere di esclusiva pertinenza dello Stato.</span></span> La riforma dell’art. 117 della Costituzione voluta dal centrodestra e bocciata dagli elettori prevedeva competenze esclusive delle Regioni su temi quali la sanità, la scuola, la polizia locale. Quella riforma è stata contestata da tutto il centrosinistra. Oggi avallare compiti impropri delle polizie locali significa riproporre la <em>devolution</em>. Il trasferimento sul piano locale delle competenze in tema di polizia va analizzato nei suoi effetti concreti. Alcuni rischi sono immediatamente evidenti: proliferazione di polizie locali (es. nuova polizia regionale) e ulteriore sovrapposizione di competenze in una situazione che semmai richiederebbe una riorganizzazione in termini di razionalizzazione delle forze esistenti, anche sul piano nazionale, al fine di ottenere una maggiore efficienza ed evitare il disorientamento del cittadino di fronte ad una serie infinita di corpi di polizia a vari livelli; aumento della spesa in materia di sicurezza, e contemporanea riduzione di spesa per il <em>welfare</em>; perdita di efficienza generale per la creazione di un’ennesima forza di polizia che aumenterebbe i problemi di coordinamento; militarizzazione del territorio; indiscriminata dotazione di armi alle polizie locali; privatizzazione della gestione dell’ordine pubblico del territorio (già adesso alcuni spazi pubblici – aeroporti, metropolitane, centri commerciali, etc. – sono affidati al controllo di polizie private). Concentrare eccessivamente il dibattito politico sui temi della sicurezza comporta un aumento della percezione di insicurezza e quindi la richiesta di maggiori interventi repressivi. È pertanto necessario spostare l’attenzione sulle problematiche originarie, quali la criminalità, la devianza giovanile, la tossicodipendenza, l’immigrazione. <span style="color:black;"></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><strong><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;">Basta con gli assessorati alla sicurezza, sì agli assessorati alla sicurezza sociale</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;">Quanto finora detto comporta la rinuncia agli assessorati alla sicurezza che sono proliferati in questi anni anche nelle città governate dal centro-sinistra. Impegno e risorse dovrebbero invece essere indirizzati verso politiche di sostegno alle marginalità estreme, di riduzione del danno nelle tossicodipendenze, di inclusione sociale. La sicurezza è un concetto che riguarda l’esistenza stessa delle persone. Non può che essere trattata da chi ha competenze di tipo socio-assistenziale. Le politiche di prevenzione sociale e le politiche di prevenzione criminale devono trovare ambedue radice nei piani di zona o al massimo nei programmi di recupero urbano. Il garante della sicurezza non può che essere il prefetto con la tutela giurisdizionale della magistratura. Questo è il nostro impianto costituzionale, fino a prova contraria.<span class="text1"><span style="font-family:&quot;"></span></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span class="text1"><span style="font-family:&quot;"><span style="font-size:small;"> </span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span class="text1"><strong><span style="font-family:&quot;"><span style="font-size:small;">La miseria non va criminalizzata</span></span></strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Marginalità e criminalità – e questo è lapalissiano – non possono essere trattate entrambe con le armi della repressione. La marginalità è il prodotto di società incapaci di ridurre il <em>gap</em> tra poveri e ricchi, è il frutto di ineguaglianze sociali, di leggi ingiuste, di squilibri planetari. La povertà va affrontata con piani nazionali, regionali e municipali di contrasto alla esclusione sociale. Va tenuto distinto colui che infrange la legge penale da colui che produce fastidio sociale in quanto privo di mezzi di sostentamento. La vita dei poveri va decriminalizzata proprio al fine di rompere il legame tra marginalità e devianza.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><strong><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;">Immigrazione</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Va decriminalizzata la vita degli immigrati. Inoltre va combattuto con assoluta fermezza il racket che controlla il lavoro nero. Ogni mattina centinaia di lavoratori immigrati sostano davanti agli “smorzi” in attesa che un caporale li prelevi e li accompagni in un cantiere dove vengono sfruttati, sottopagati, e dove lavorano in condizioni precarie sotto il profilo della sicurezza. Occorre rendere più agevole l’applicazione dell’art. 18 D. Lgs. n. 286/98 (Testo Unico Immigrazione) che prevede il rilascio del permesso di soggiorno per motivi di protezione sociale anche nei confronti dello straniero vittima di grave sfruttamento lavorativo. Vanno approvate rapidamente norme che consentono la regolarizzazione dello straniero che<span>  </span>svolga un’attività lavorativa. Le statistiche ci dicono inequivocabilmente che gli immigrati regolari delinquono meno in percentuale che gli italiani. Il permesso di soggiorno è un atto di fiducia solitamente ricambiato in termini di rispetto della legalità. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><strong><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;">Tossicodipendenze</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Va decriminalizzata la vita dei consumatori di droghe. Il consumatore di sostanze leggere è trattato dalla legislazione vigente al pari dello spacciatore di droghe pesanti. Va costruita una nuova legge che separi i percorsi dei due soggetti. Le politiche di riduzione del danno devono tornare a essere le politiche centrali degli enti locali: unità di strada, rivitalizzazione dei SerT, informazione presso<span>  </span>scuole e discoteche sulla nocività delle nuove droghe, somministrazione controllata e a scalare di sostanze. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><strong><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;">Prostituzione</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;">Va decriminalizzata la vita delle prostitute. Va modificata la legge Merlin. Vanno separati i destini degli sfruttatori da quelli delle donne prostitute. Vanno aumentate le pene per gli sfruttatori e depenalizzati quegli illeciti che portano in carcere le prostitute, ossia depenalizzate le fattispecie improprie come quella del favoreggiamento entro cui può essere ricompresa anche la normale attività di assistenza e di mutuo aiuto di chi sia legato da legami di convivenza, familiari o amicali con la persona che esercita la prostituzione. Va prevista la esplicita depenalizzazione dell’ospitalità senza fini di lucro da parte di persona che esercita la prostituzione di una o più persone che esercitino la medesima attività. Va infine depenalizzato il “libertinaggio” e vietata esplicitamente l’applicazione delle misure di prevenzione in danno delle persone che esercitano la prostituzione, ivi compresa la possibilità di procedere al fermo per il solo fatto che taluno la eserciti.<br />
L’approccio culturale, nel solco di una lunga tradizione liberale, deve essere quello di attribuire allo stato non di esprimere giudizi di valore sulle condotte e le scelte di vita delle persone quando esse non siano lesive di diritti o beni fondamentali di altre persone quanto quello di reprimere chi guadagna dal mercato dei corpi. Quanto al disvalore che larga parte della società attribuisce pubblicamente alla commercializzazione dei rapporti sessuali, esso va affrontato alla radice, nella cultura profonda della nostra società, da una parte superando i falsi moralismi di cui troppo spesso siamo partecipi, dall’altra mettendo in discussione i modelli di sessualità maschile che giustificano l’esistenza stessa della prostituzione. Vanno tenute distinte le scelte di libera prostituzione da quelle di costrizione alla svendita del proprio corpo e di riduzione in schiavitù.<strong></strong></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><strong><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;">Per un nuovo codice penale</span></span></strong></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Va riformato il codice penale, in un’ottica realmente garantista, in cui il carcere divenga l’<em>extrema</em> <em>ratio</em> del sistema punitivo; vanno ridotte le fattispecie di reato e rivisto il sistema sanzionatorio. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> </span></p>
<br /><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/cantierewelfare.wordpress.com/59/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/cantierewelfare.wordpress.com/59/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/cantierewelfare.wordpress.com/59/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/cantierewelfare.wordpress.com/59/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/cantierewelfare.wordpress.com/59/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/cantierewelfare.wordpress.com/59/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/cantierewelfare.wordpress.com/59/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/cantierewelfare.wordpress.com/59/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/cantierewelfare.wordpress.com/59/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/cantierewelfare.wordpress.com/59/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/cantierewelfare.wordpress.com/59/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/cantierewelfare.wordpress.com/59/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/cantierewelfare.wordpress.com/59/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/cantierewelfare.wordpress.com/59/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/cantierewelfare.wordpress.com/59/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/cantierewelfare.wordpress.com/59/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=cantierewelfare.wordpress.com&amp;blog=3354031&amp;post=59&amp;subd=cantierewelfare&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Per un sociale non marginale</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Jun 2008 13:52:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cantierewelfare</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cantiere]]></category>

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		<description><![CDATA[Lucio Babolin (presidente del Cnca &#8211; Coordinamento Nazionale delle Comunità d&#8217;Accoglienza)   L’abbiamo capito. Il messaggio è stato di una chiarezza unica, non vi possono essere equivoci. LA QUESTIONE SOCIALE IN ITALIA E’ MARGINALE!!!!! I problemi che dobbiamo affrontare sono ben altri: si tratta di continuare a far stare bene il ceto medio il cui [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=cantierewelfare.wordpress.com&amp;blog=3354031&amp;post=58&amp;subd=cantierewelfare&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:10pt;"><strong>Lucio Babolin (presidente del Cnca &#8211; Coordinamento Nazionale delle Comunità d&#8217;Accoglienza)</strong> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:10pt;">L’abbiamo capito.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:10pt;">Il messaggio è stato di una chiarezza unica, non vi possono essere equivoci.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:10pt;">LA QUESTIONE SOCIALE</span><span style="font-size:10pt;"> IN ITALIA E’ MARGINALE!!!!!</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:10pt;">I problemi che dobbiamo affrontare sono ben altri: si tratta di continuare a far stare bene il ceto medio il cui potere d’acquisto si è andato erodendo in modo preoccupante.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:10pt;">Dobbiamo garantire la ripresa economica: unico strumento che consente riavvio di accumulazione e, a cascata, risorse disponibili anche per la lotta alla povertà.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:10pt;">WELFARE RESIDUALE.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:10pt;">WELFARE ASSISTENZIALE.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:10pt;">WELFARE CARITATEVOLE.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:10pt;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:10pt;">Da cosa l’abbiamo capito?</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:10pt;">Abbiamo avuto bisogno di un po’ di tempo (forse troppo, visti i danni che si sono prodotti finché noi ci cullavamo nell’illusione che si trattasse di una svista e che bastasse spiegare meglio).</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:10pt;">L’abbiamo capito cercando una spiegazione del perché la 328, dopo quasi otto anni dalla sua approvazione quasi unanime, (legge invocata, osannata) fosse ancora priva dei decreti attuativi.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:10pt;">L’abbiamo capito quando abbiamo preso consapevolezza che le Regioni non stavano facendo nulla perché questa carenza fosse superata: si sono limitate a ipotizzare dei Livelli Essenziali livellati al massimo ribasso (sarebbero diventate prestazioni generaliste quelle più basse già organizzate dalla regione più arretrata). Ma non hanno avuto nemmeno la voglia di chiedere su questa innocua e vuota proposta un accordo Stato regioni. Ci è sembrato che nemmeno l’ipotesi da noi formulata ad alcune Regioni, politicamente omogenee e con le quali avevamo sperimentato una vicinanza in occasione del cartello non incarcerate il nostro crescere abbia prodotto o possa produrre un qualche risultato</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:10pt;">L’abbiamo capito quando il Ministro del Welfare ci ricordava ad ogni incontro che lui non aveva votato né il titolo V, né la 328 e confermava che, all’interno della compagine governativa non aveva alcun potere e tanto meno risorse disponibili.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:10pt;">L’abbiamo capito quando, frequentando i tavoli territoriali dei Piani di Zona, ci siamo resi conto che l’idea di sussidiarietà che va per la maggiore nella testa dei nostri dirigenti politici locali e dei dirigenti degli assessorati è quella che prevede di consultare il cosiddetto Terzo settore, chiamarlo a gestire pezzi di servizi possibilmente a costo basso (come e peggio di un qualsivoglia fornitore della Pubblica Amministrazione), mantenerlo ben lontano dal ruolo di co-progettazione dei Piani, di gestione condivisa e di qualità, di verifica dei risultati.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:10pt;">Una sussidiarietà monca, subalterna.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:10pt;">L’abbiamo capito quando si è resa esplicita la non volontà politica di operare chiarezza sulle professioni sociali e sul riconoscimento del lavoro sociale come elemento centrale e sostanziale a garantire non solo esistenza, ma anche efficacia ed efficienza ai servizi di cittadinanza territoriali.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:10pt;">L’abbiamo capito quando con una mano si tagliava il fondo sociale e con l’altra si aumentava la dotazione bellica del nostro paese.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:10pt;">L’abbiamo capito quando venivamo gratificati<span>  </span>solo con belle parole di compiacimento per la capacità di formulare proposte concrete e di reggere alla fatica stringendo i denti e continuando nella nostra azioni di difesa degli interessi deboli.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:10pt;">E continuiamo a capirlo anche ora che si taglia l’ICI sulla prima casa senza offrire adeguate garanzie di compensazione agli enti locali; che si prevede di coprire le mancate entrate con una serie di cosiddetti risparmi, tra cui il fondo per il contrasto alla tratta delle donne che viene azzerato o quello per l’immigrazione che viene decurtato di 50 milioni di euro.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:10pt;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:10pt;">Ma se nel passato abbiamo atteso, nella speranza che si potesse determinare una inversione di tendenza, questa volta non siamo disponibili a perdere tempo prezioso.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:10pt;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:10pt;">Per questo abbiamo deciso di darci una mossa operando una serie di azioni che hanno lo scopo di determinare, almeno queste sono le nostre intenzioni, uno spartiacque netto:</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:-18pt;text-align:justify;margin:0 0 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;"><span><span style="font-family:Times New Roman;">-<span style="font:7pt;">          </span></span></span></span><span style="font-size:10pt;">tra noi e la politica delle chiacchiere, delle mancate promesse; la politica preoccupata di garantire i forti a danno dei deboli. La politica dei bla, bla; la politica dei ricchi e dei potenti; la politica dei sicuri che si accaniscono contro gli insicuri che rivendicano parità di diritti. Ci vogliamo riprendere la delega. Non ci rappresentate. Non vogliamo che ci rappresentiate. Parliamo noi direttamente di noi, dei nostri problemi, presentiamo direttamente le nostre rivendicazioni, alziamo la voce contro l’ingiustizia. Vogliamo che sia dato diritto ai diritti. Vogliamo e chiediamo che i poveri, i non cittadini, i diversi siano paradigma del nostro benessere e del nostro tasso di civiltà</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:-18pt;text-align:justify;margin:0 0 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;"><span><span style="font-family:Times New Roman;">-<span style="font:7pt;">          </span></span></span></span><span style="font-size:10pt;">tra noi, organizzazioni sociali che ancora fanno riferimento ai principi costituzionali di eguaglianza e di solidarietà, che esigono una netta e chiara applicazione della legge 328, che affermano essere la questione sociale la vera questione nazionale, che gridano lo stop alla povertà che nel nostro paese si allarga sempre più e coloro che passivamente assistono al declino della società civile e della sua capacità di autoorganizzarsi ed autorappresentarsi e che si rassegnano accettando il ruolo di guardiano, di contenitore sociale, di placebo ai mali e agli ammalati del nostro tempo</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:-18pt;text-align:justify;margin:0 0 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;"><span><span style="font-family:Times New Roman;">-<span style="font:7pt;">          </span></span></span></span><span style="font-size:10pt;">tra noi ed un federalismo che aspira a cancellare ogni idea<span>  </span>di universalismo dei diritti<span>  </span>e delle responsabilità in forza di un localismo che misconosce anche la stessa ipotesi di coesione comunitaria territoriale.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:10pt;">Ma non vogliamo nemmeno costruire un luogo altro di rappresentanza contrapposto o alternativo a quelli già esistenti e riconosciuti. Ci preme piuttosto sollecitare, in particolare al Forum del terzo Settore, una ripresa di coraggio, un sussulto di orgoglio, l’avvio di una fase di forte dialettica sociale capace di rimettere la questione sociale al centro del dibattito politico e istituzionale italiano lasciando cadere definitivamente nell’oblio la sirena consociativa per farsi promotore di un movimento di massa di organizzazioni e di cittadine e cittadini disponibili a riaprire una stagione di forte<span>  </span>conflitto sociale.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:10pt;">Noi, a una scelta di questo tipo, possiamo portare in dote questo luogo di riflessione e di proposta, di approfondimento culturale e di elaborazione di pensiero che è il Cantiere welfare.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:10pt;">Un luogo per dare voce, costruire idee e proposte capaci di interpellare e fortemente partiti, istituzioni nazionali e locali, organizzazioni della società civile.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:10pt;">Per costruire un vasto movimento di opinione capace di smuovere la politica, di orientare l’attenzione alla questione sociale, per indicare come prioritarie alcune tematiche che rischiano di produrre ancor più povertà, disagio, malessere e paura.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:10pt;">Abbiamo bisogno di rilanciare speranza: la speranza che la lotta alla povertà è possibile, che le risorse ci sono, che solo politiche di inclusione, di riconoscimento dei diritti negati, di accettazione incondizionata delle diversità possono produrre benessere sociale, tranquillità, fiducia nelle istituzioni e tra la gente.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:10pt;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:10pt;">E ce la faremo!!!</span></p>
<br /><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/cantierewelfare.wordpress.com/58/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/cantierewelfare.wordpress.com/58/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/cantierewelfare.wordpress.com/58/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/cantierewelfare.wordpress.com/58/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/cantierewelfare.wordpress.com/58/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/cantierewelfare.wordpress.com/58/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/cantierewelfare.wordpress.com/58/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/cantierewelfare.wordpress.com/58/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/cantierewelfare.wordpress.com/58/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/cantierewelfare.wordpress.com/58/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/cantierewelfare.wordpress.com/58/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/cantierewelfare.wordpress.com/58/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/cantierewelfare.wordpress.com/58/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/cantierewelfare.wordpress.com/58/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/cantierewelfare.wordpress.com/58/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/cantierewelfare.wordpress.com/58/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=cantierewelfare.wordpress.com&amp;blog=3354031&amp;post=58&amp;subd=cantierewelfare&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Fare politica, ma in proprio</title>
		<link>http://cantierewelfare.wordpress.com/2008/06/26/la-storia-di-una-lettera/</link>
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		<pubDate>Thu, 26 Jun 2008 13:43:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cantierewelfare</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cantiere]]></category>

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		<description><![CDATA[ di don Virginio Colmegna (Casa della Carità di Milano)   Il percorso che porta alla lettera aperta che ha dato il via al Cantiere Welfare è il condensato della storia delle quasi duecento sigle del privato sociale che vi hanno aderito. L’idea di fondo che ne anima le azioni, e a cui vogliamo oggi dare [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=cantierewelfare.wordpress.com&amp;blog=3354031&amp;post=57&amp;subd=cantierewelfare&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin:0;"> <strong>di don Virginio Colmegna (Casa della Carità di Milano)</strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;">Il percorso che porta alla lettera aperta che ha dato il via al Cantiere Welfare è il condensato della storia delle quasi duecento sigle del privato sociale che vi hanno aderito. L’idea di fondo che ne anima le azioni, e a cui vogliamo oggi dare voce, è chiara: un’idea del welfare non assistenzialista ma condiviso, tramato di partecipazione attiva. Un welfare non solo gestionale di parti del sistema di erogazione delle prestazioni e quindi che non chiede , ma fa, ogni giorno, sul territorio promuove cultura del ben-essere. Un Welfare non antagonista alla politica ma parte della polis alla ricerca di un dialogo con la politica stessa. Da sempre.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"> </p>
<p style="margin:0;"><strong>Un appello senza risposta</strong>. Cosa è accaduto però in questi anni? Che la politica non ha risposto a questa richiesta di dialogo. Anche di recente, quando con la nascita del Pd sembrava potesse nascere una nuova classe politica meno avvezza ai giochi di Palazzo,  e che all’idolatria della conta delle tessere preferisse il “tesseramento al sociale” , la costruzione di una identità condivisa appunto. Non è accaduto; ne abbiamo avuto prova fin dalla formazione delle liste, compilate in base a vecchie logiche spartitorie; ne abbiamo avuto conferma in questi primi atti di legislatura, e nella confusa organizzazione dei momenti di lavoro sui temi e sui processi decisionali. Verifichiamo una deriva correntizia che pensavamo alle spalle. Constatiamo la nascita di Fondazioni o correnti che collocano l’analisi su un terreno da accademia più che su quello dell’esperienza vissuta, elemento che rende caldo e vero ogni atto politico che sappia parlare alle persone. Per dirla in sintesi: la politica d’oggi sembra in grado di parlare la lingua del Palazzo, fatta di sottintesi, di accordi e compromessi, oppure quella dell’accademia. Un linguaggio da casta, lontano dal paese reale. Non un linguaggio che è radicato nella società e nella cultura quella più vera, che potremmo definire con uno slogan la lingua dell’accademia della strada. </p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"> </p>
<p style="margin:0;"><span style="color:#888888;"><strong>Una nuova soggettività.</strong></span> Date tali premesse, quel che crediamo necessario a questo a punto è l’assunzione in proprio di una autonoma soggettività di elaborazione e politica. Il terzo settore avoca a sé la rappresentanza degli interessi dei soggetti rappresentati e delle proprie organizzazioni rispetto alla politica. Si badi bene: non per creare un contraltare anti-politico (di anti-politica ve n’è già abbastanza), ma per affermare un nuovo modo di fare politica, radicata sul territorio, consapevole dei bisogni e delle persone. Una politica della prossimità. Non compiere questo passo, non assumersi questo onere equivale a lasciare il territorio ai laboratori della paura della diffidenza del non sviluppo della cittadinanza solidale, equivale  a lasciare il campo ad una politica di militarizzazione del territorio che è altre cosa rispetto al creare territorio sicuro, sine – cura.  Le nostre organizzazioni non possono accettare un balzo indietro di anni davanti a tentativi di azioni che alimentate dalla paura delle diversità e delle fragilità si muovano sul terreno della istituzionalizzazione dei processi di cura della persona, e non della sua presa in carico.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"> </p>
<p style="margin:0;"><strong>Il compito strategico: avviare un’era di formazione.</strong>  Nel rivendicare l’urgenza di una nuova soggettività politica siamo consapevoli che occorre portare la sfida su un altro terreno: quello della formazione. Occorre avviare un grande processo educativo di una nuova classe dirigente del sociale. Lasciatemi dire come la vogliamo questa classe: giovane, colta, appassionata, generosa. In grado di trarre insegnamento dagli errori dei padri, di formulare metodiche a partire dall’esperienza, di selezionare e replicare modelli di cura e di intervento vincenti, di confrontarsi con le logiche del mercato senza perdere  l’anima della relazione che lega le persone. Lasciatemi dire che la formazione, intesa come educazione alla gratuità dell’agire competente, è la vera grande necessità di quest’epoca. Una necessità che la storia pone davanti agli attori sociali in ogni epoca di grande cambiamento. Questo è uno di quei momenti. Ecco perché fare politica senza educare a fare servizio vuol dire fallire. Ed ecco perché quello che oggi vogliamo lanciare, dandoci anche una scadenza (settembre?) è una accademia del sapere sociale, che non frammenti il pensiero come avviene nelle fondazioni specialistiche (anche quelle migliori), ma lo raccordi davvero ai bisogni delle donne e degli uomini che ci vivono accanto.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"> </p>
<br /><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/cantierewelfare.wordpress.com/57/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/cantierewelfare.wordpress.com/57/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/cantierewelfare.wordpress.com/57/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/cantierewelfare.wordpress.com/57/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/cantierewelfare.wordpress.com/57/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/cantierewelfare.wordpress.com/57/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/cantierewelfare.wordpress.com/57/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/cantierewelfare.wordpress.com/57/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/cantierewelfare.wordpress.com/57/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/cantierewelfare.wordpress.com/57/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/cantierewelfare.wordpress.com/57/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/cantierewelfare.wordpress.com/57/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/cantierewelfare.wordpress.com/57/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/cantierewelfare.wordpress.com/57/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/cantierewelfare.wordpress.com/57/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/cantierewelfare.wordpress.com/57/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=cantierewelfare.wordpress.com&amp;blog=3354031&amp;post=57&amp;subd=cantierewelfare&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Proposte per Produrre Sicurezza Sociale</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Jun 2008 10:57:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cantierewelfare</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interventi]]></category>

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		<description><![CDATA[  proposte-per-produrre-sicurezza-sociale7<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=cantierewelfare.wordpress.com&amp;blog=3354031&amp;post=50&amp;subd=cantierewelfare&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
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<p><a href="http://cantierewelfare.files.wordpress.com/2008/06/proposte-per-produrre-sicurezza-sociale7.pdf">proposte-per-produrre-sicurezza-sociale7</a></p>
<br /><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/cantierewelfare.wordpress.com/50/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/cantierewelfare.wordpress.com/50/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/cantierewelfare.wordpress.com/50/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/cantierewelfare.wordpress.com/50/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/cantierewelfare.wordpress.com/50/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/cantierewelfare.wordpress.com/50/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/cantierewelfare.wordpress.com/50/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/cantierewelfare.wordpress.com/50/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/cantierewelfare.wordpress.com/50/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/cantierewelfare.wordpress.com/50/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/cantierewelfare.wordpress.com/50/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/cantierewelfare.wordpress.com/50/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/cantierewelfare.wordpress.com/50/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/cantierewelfare.wordpress.com/50/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/cantierewelfare.wordpress.com/50/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/cantierewelfare.wordpress.com/50/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=cantierewelfare.wordpress.com&amp;blog=3354031&amp;post=50&amp;subd=cantierewelfare&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Lettera sulla sicurezza del CNCA</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Jun 2008 10:38:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cantierewelfare</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interventi]]></category>

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		<description><![CDATA[  lettera_sulla_sicurezza_del_cnca<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=cantierewelfare.wordpress.com&amp;blog=3354031&amp;post=34&amp;subd=cantierewelfare&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> </p>
<p><a href="http://cantierewelfare.files.wordpress.com/2008/06/sicurezza_lettera_aperta_del_cnca_a_politici_e_giornalisti3.pdf">lettera_sulla_sicurezza_del_cnca</a></p>
<br /><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/cantierewelfare.wordpress.com/34/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/cantierewelfare.wordpress.com/34/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/cantierewelfare.wordpress.com/34/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/cantierewelfare.wordpress.com/34/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/cantierewelfare.wordpress.com/34/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/cantierewelfare.wordpress.com/34/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/cantierewelfare.wordpress.com/34/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/cantierewelfare.wordpress.com/34/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/cantierewelfare.wordpress.com/34/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/cantierewelfare.wordpress.com/34/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/cantierewelfare.wordpress.com/34/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/cantierewelfare.wordpress.com/34/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/cantierewelfare.wordpress.com/34/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/cantierewelfare.wordpress.com/34/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/cantierewelfare.wordpress.com/34/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/cantierewelfare.wordpress.com/34/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=cantierewelfare.wordpress.com&amp;blog=3354031&amp;post=34&amp;subd=cantierewelfare&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>I dieci tratti delle nuove povertà</title>
		<link>http://cantierewelfare.wordpress.com/2008/05/21/i-dieci-tratti-delle-nuove-poverta/</link>
		<comments>http://cantierewelfare.wordpress.com/2008/05/21/i-dieci-tratti-delle-nuove-poverta/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 21 May 2008 13:48:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cantierewelfare</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interventi]]></category>
		<category><![CDATA[Add new tag]]></category>

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		<description><![CDATA[di Don Virginio Comegna (Casa della Carità) Il concetto di nuove povertà è interessante, ma ambiguo. Il tema è di grande attualità – se solo si considera che secondo l’ISTAT sono 2,6 milioni le famiglie in stato di povertà, cioè dotate di un reddito inferiore ai 936 euro mensili – eppure assistiamo a fenomeni di [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=cantierewelfare.wordpress.com&amp;blog=3354031&amp;post=25&amp;subd=cantierewelfare&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Don Virginio Comegna (Casa della Carità)</p>
<p>Il concetto di nuove povertà è interessante, ma ambiguo. Il tema è di grande attualità – se solo si considera che secondo l’ISTAT sono 2,6 milioni le famiglie in stato di povertà, cioè dotate di un reddito inferiore ai 936 euro mensili – eppure assistiamo a fenomeni di rimozione collettiva per cui sembra sempre che la povertà sia altro da noi. Soprattutto si fatica a comprendere che la povertà economica è legata a una complessità di fattori che contribuiscono ad estendere la fascia di vulnerabilità e un senso forte di insoddisfazione ed incertezza. Questo implica che dobbiamo tenere conto della multidimensionalità del fenomeno, fenomeno che al tempo stesso rischia di diventare onnicomprensivo e sfuggente.<br />
A partire dalla mia esperienza, e oggi in modo particolare dall’esperienza della Casa della Carità, vorrei porre in rilievo dieci punti:</p>
<p><strong>1. Il piano inclinato della povertà: dati statistici e percezione soggettiva.</strong> Occorre tener conto dei processi di impoverimento, non solo della povertà come esito. Precarizzazione del lavoro, contrazione del welfare, fragilità familiare sono i tre fattori che moltiplicano la vulnerabilità, la allargano a fasce sociali un tempo relativamente al sicuro, accrescono l’ansia nei confronti del futuri. Malgrado, come si diceva, la soglia di povertà sia statisticamente fissata in 936 euro per due persone, un single si sente “in miseria” con 1.200 euro, una coppia con 1.800, soglia che sale a 2000 per nuclei più numerosi. Nel complesso il 74% delle famiglie dichiara di avere meno risorse di quanto soggettivamente considerato necessario e il 36 % ritiene di avere un rischio diretto di cadere in stato di povertà. A incidere è anche il fattore casa: circa 2 milioni e mezzo di famiglie hanno un mutuo a carico per un esborso medio annuo di 5.5 mila euro (14 % della propria spesa). Il 19 % delle famiglie in affitto spende, per l’affitto, 5 mila euro all’anno (18 % della spesa complessiva). La grande città, dove lo sfilacciamento delle relazioni sociali è più evidente e l’emergenza abitativa più sofferta, è un contesto che aggrava questi processi, mentre consente a chi vuol nascondersi (spesso anzitutto da se stesso) di immergersi nell’anonimato, rende più difficile costruire relazioni di vicinato e di mutuo aiuto.</p>
<p><strong>2. Le diverse traiettorie verso la marginalità.</strong> Se pensiamo al caso emblematico della popolazione senza dimora, possiamo osservare che la povertà economica si intreccia con un’accumulazione di fattori di debolezza sociale: mancanza o perdita del lavoro, disagio psichico, etilismo, tossicodipendenza, ecc. Vorrei però sottolineare in modo particolare il rapporto tra emarginazione sociale e lacerazione dei legami familiari: il sociologo francese Robert Castel (1995) ha parlato di “disaffiliazione” per esprimere il circolo vizioso che rischia di prodursi tra esclusione dalla sfera del lavoro ed espulsione dalla protezione della solidarietà familiare. Anche tra gli emarginati e i senza dimora si distinguono poi storie diverse, che vanno da coloro che, ancora giovani, sono caduti nei circuiti dell’esclusione senza neppure aver potuto sperimentare una vita lavorativa e familiare normale, a persone che invece hanno subito una traiettoria di mobilità discendente, contrassegnata dalla perdita del lavoro, dei legami familiari, della stabilità abitativa.</p>
<p><strong>3. La fine della famiglia come “agenzia di welfare”.</strong> Ma il caso dei senza dimora può essere considerato la punta di un iceberg, fatto di crescente vulnerabilità e incertezza tanto nella sfera lavorativa, quanto in quella dei legami familiari. Di fatto, la funzione di compensazione delle incertezze del mercato (e della vita) è stata implicitamente affidata nel nostro paese alla famiglia, nella presunzione di una stabilità e di una capacità redistributiva che mostrano in vario modo segni di logoramento. Questo indebolimento della protezione familiare si rivela in tre situazioni emblematiche, rilevate da una ricerca sulla disoccupazione adulta nell’area milanese a cui abbiamo collaborato come Casa della Carità:<br />
- quella delle persone senza famiglia, che hanno magari sempre coabitato con i genitori, hanno condiviso con loro le risorse disponibili, non hanno formato un proprio nucleo, e ora, a seguito dell’avanzare dell’età e della perdita dei genitori, si trovano allo scoperto; oppure vengono da storie di immigrazione interna o dall’estero, da nuclei disgregati o da storie di dissapori familiari, ragione per cui non dispongono del sostegno di persone legate a loro da vincoli familiari; oppure ancora, nei casi più frequenti, sono coinvolte in separazioni e divorzi in età non più giovane e in situazioni già compromesse dalla fragilità economica e lavorativa, che rischiano di gettarle letteralmente per strada;<br />
- quella delle donne con bambini, prive del sostegno del coniuge, o con compagni a loro volta colpiti dalla precarietà occupazionale, malati o inabili al lavoro, o con genitori anziani da assistere: tutte situazioni in cui le relazioni familiari, anziché rappresentare un sostegno, finiscono per diventare un vincolo per la possibilità di accedere al mercato del lavoro, di lavorare con continuità, di cogliere opportunità più interessanti, ma più esigenti in termini di orari e di disponibilità.<br />
- quella delle persone che subiscono a livello psicologico e relazionale i contraccolpi della disoccupazione, o del fallimento e della cessazione di attività autonome: per esse gli equilibri familiari entrano in crisi a seguito della perdita di un’occupazione che strutturava i tempi e definiva i ruoli all’interno della famiglia: sono i casi in cui la famiglia, anziché compensare la perdita di reddito, di autostima e di partecipazione sociale derivante dalla disoccupazione, aiutando le persone a reinserirsi, ne viene travolta.<br />
<strong>4. Da ex ricchi a nuovi “poveri vergognosi”.</strong> Questi esempi nascondono poi un risvolto inquietante: in una realtà laboriosa e mediamente benestante come quella milanese, molte persone coinvolte da processi di impoverimento e soprattutto dalla perdita del lavoro, si vergognano della loro condizione e hanno ritegno a chiedere aiuto. La ritrosia rischia di farli ripiegare ancora di più su se stessi, di aggravare l’isolamento e magari la depressione. Un tempo apposite confraternite e istituzioni sorgevano per aiutare i “poveri vergognosi”, in genere ex benestanti travolti dagli eventi della vita. Dobbiamo anche oggi studiare come raggiungere e aiutare i poveri invisibili.</p>
<p><strong>5. La solidarietà tra e per consimili.</strong> Un altro aspetto che rivela un ritorno al passato riguarda la stigmatizzazione di persone, famiglie e gruppi sociali in condizione di povertà. L’ultimo rapporto CENSIS parla di solidarietà tra e per consimili. La crescente incertezza economica l’instabilità rispetto alla propria condizione si riflette in una solidarietà a corrente alternata, rivolta solo ai primi simili, mentre la dimensione pubblica e quella dei diversi , magari proprio coloro che hanno più bisogno di aiuto, viene rigettata. Dunque l’aumento della vulnerabilità e della fragilità sociale non ha generato una crescita della solidarietà e della capacità di condivisione, ma piuttosto un ripiegamento sulla domanda di ordine e una caccia ai nemici del nostro benessere. Poveri e senza dimora sono tornati a essere visti come una minaccia per la sicurezza, da allontanare e respingere dalle nostre città, specialmente allorquando appartengono a minoranze visibili e storicamente colpite dal pregiudizio. Mi riferisco in modo particolare alle minoranze rom e sinte. Nell’ultimo anno nell’area milanese hanno occupato il centro della scena le resistenze e le clamorose mobilitazioni inscenate da una parte della popolazione maggioritaria contro gli insediamenti destinati a queste popolazioni, con l’appoggio di forze politiche che hanno deciso di cavalcare la protesta. Si è tuttavia manifestata una strisciante contraddizione dell’approccio che inquadra rom e sinti come una minaccia collettiva per le società maggioritarie: una volta che questi gruppi sono stati definiti come pericolosi, non si trovano più residenti disposti ad averli come vicini di casa, neppure ai margini del quartiere, e gli insediamenti collettivi diventano ancora più segregati e difficili da realizzare, lasciando di fatto altro spazio agli insediamenti abusivi. Le ripetute demolizioni di questi ultimi compromettono inoltre i tentativi di integrazione e di tutela sociale, anche sotto il profilo dei diritti umani basilari, aggravando la marginalità delle persone e dei gruppi sociali che li subiscono. La spirale dell’esclusione rischia di diventare inarrestabile.</p>
<p><strong>6. Le spinte dal basso al rifiuto dei “diversi”: omologare per escludere.</strong> Certo, paura e diffidenza salgono dal basso, si formano per dinamiche spontanee e incontrollabili. Quasi il 69% degli Italiani- è sempre il CENSIS a dirlo &#8211; dichiara di poter contare in caso di necessità sull’aiuto degli altri, ma solo una minoranza (35 %, contro una media del 54 %) pensa che gli altri gruppi etnici arricchiscano la vita culturale del nostro Paese (e meno che meno verrebbe da dire, si aspetta di dare e ricevere aiuto). Una delle forme più caratteristiche e ricorrenti è quella della categorizzazione, secondo modalità collettive e omogenee, di gruppi sociali internamente differenziati, stratificati, di diversa origine e condizione giuridica, oltre che composti di individui irriducibili all’etichetta collettiva, per i quali la caratterizzazione “etnica” è solo uno degli aspetti dell’identità sociale. La loro condizione di povertà passa in secondo piano, messa in ombra da etichette come quelle di “zingari”, “nomadi” e via discorrendo. Come mostra una ricerca condotta nel Mezzogiorno, i rom calabresi, insediati nella regione da secoli, occupati come muratori od operatori ecologici, alloggiati in molti casi in appartamenti, con figli che in alcuni casi hanno conseguito un diploma della scuola superiore, sono assimilati con i rom arrivati a Messina da pochi anni in seguito alle guerre balcaniche, avendo lasciato alle spalle una casa e un lavoro, considerati a loro volta zingari e non rifugiati (Cammarota, 2004): “Loro non si vedono uguali. Ma noi li etichettiamo, li rendiamo uguali per poterli meglio emarginare” (ibid.: 10).</p>
<p><strong>7. Il caso Milano: il patto tradito su legalità e socialità.</strong> Ma se istituzioni e poteri locali non riescono a fronteggiare le spinte dal basso verso l’esclusione, o addirittura le assecondano, l’unica politica possibile diventa quella degli sgomberi . Si è così sanzionato, nel caso più appariscente, quello milanese, un ripiegamento e forse una sconfitta, rispetto all’approccio innovativo annunciato dopo le elezioni amministrative dal nuovo assessore ai servizi sociali del comune di Milano: non più soltanto sgomberi degli insediamenti spontanei di gruppi rom, ma percorsi di integrazione negoziati con gli interessati, all’insegna del “patto di legalità e socialità”, garantito dall’opera di mediazione della Fondazione Casa della Casa di Carità. Nelle vicende degli ultimi mesi, il disegno di conseguire obiettivi di sicurezza e legalità per tutti attraverso interventi articolati di integrazione sociale, individuali e familiari, finalizzati a traguardi di autonomia economica e abitativa, sembra essere stato sovrastato dalla linea politica della rimozione degli insediamenti sgraditi e della cacciata dei “nomadi” .</p>
<p><strong>8. Gli immigrati: un ausilio senza cittadinanza.</strong> Nei processi che generano impoverimento dobbiamo poi considerare più ampiamente l’immigrazione. Il caso è particolarmente interessante, perché gli immigrati sono tipicamente “desiderati ma non benvenuti” (Zolberg) nelle società avanzate: sono richiesti per lo svolgimento di molti lavori necessari, ma sgradevoli (i lavori delle cinque P: pesanti, pericolosi, precari, poco pagati, penalizzati socialmente). La loro relativa povertà li rende flessibili, adattabili, laboriosi, quindi utili; ma questa stessa povertà, resa più visibile da aspetti come il colore della pelle, i tratti somatici, le difficoltà linguistiche, il nome straniero, li rende poi mal accetti come vicini di casa, frequentatori dei parchi urbani, utenti di servizi pubblici, padri di compagni di scuola dei nostri figli. Le nostre società hanno strutturalmente bisogno di questi poveri laboriosi, ma faticano ad accettarli come con-cittadini a pieno titolo, con pari doveri e diritti. La grande riluttanza a concedere loro, per esempio, la cittadinanza italiana, traduce istituzionalmente questa tensione tra integrazione economica ed esclusione sociale. L’ideale, lo sappiamo, sarebbe che scomparissero dopo l’orario di lavoro e fino al mattino dopo. Non per caso, forse, gli immigrati più accetti, anche quando si tratta di irregolari, sono le assistenti domiciliari degli anziani (le cosiddette badanti), esempio paradigmatico di un’immigrazione benefica (per noi) e pressoché invisibile</p>
<p><strong>9. Un’emergenza globalizzata: con le istituzioni un’imprenditoria sociale matura.</strong> Dunque la povertà, vecchia e nuova, è un fenomeno destinato ad accompagnare lo sviluppo della nostra società nel tempo della globalizzazione. Lo è per via dei rischi di impoverimento connessi ad un’economia di mercato più competitiva ed instabile, per la minore disponibilità di risorse per la protezione sociale, per l’aumento della fragilità delle unioni familiari. Nello stesso tempo, importiamo una popolazione relativamente povera per adibirla ad una serie di compiti socialmente gravosi (Bauman parla di “spazzaturai”). Nell’un caso e nell’altro, servono investimenti all’altezza delle sfide. Non è possibile assicurare stabilmente un lavoro a tutti, e tanto meno una condizione familiare capace di sostegno. Non è possibile fare a meno degli immigrati, ma bisogna trarne le conseguenze predisponendo percorsi sensati di integrazione. Proprio per questo, le istituzioni devono operare con convinzione e impegno adeguato per la prevenzione dell’impoverimento e per il recupero di chi cade ai margini della strada.<br />
Oggi più che mai, però, una vera coesione sociale necessita anche di una imprenditorialità sociale che sbarazzi via la frammentazione assistenzialistica. Cresce nel sociale un capitale etico e umano che non può essere sciupato in un&#8217;emergenza continua, in una sussidiarietà da supplenza. Basta con l&#8217;utilizzo del volontariato retorico. La cultura emergenziale feconda l&#8217;assitenzialismo, ma indebolisce una sana impresa di sviluppo. Insomma la povertà, nelle sue articolazioni, chiede risposte complesse, ma concrete, qualificate e competenti; chiede di monitorare i risultati, efficienza, qualità. Il sociale, con una visione coesa, chiede un grande fiorire di investimenti, di produzione di risposte. Il mondo economico e finanziario devono essere protagonisti di questa responsabilità sociale. Va allora superata con coraggio una concezione di “welfare assistito”, ideologicamente legato a un falso egualitarismo assistito e rimettere in moto una cultura di prossimità, che porti sul territorio l&#8217;etica della relazione, dell&#8217;incontro, dell&#8217;ospitalità. Vi è un debito etico di cittadinanza che va espresso con rigore, coniugando aiuto e sviluppo di autonomia e responsabilità.</p>
<p><strong>10. Gli interventi: politiche attive e reddito minimo di cittadinanza.</strong> Uno degli aspetti fondamentali delle linee emergenti di lotta alla povertà consiste nell’orientamento verso politiche sociali attivizzanti, in grado di mobilitare capacità e risorse dei beneficiari, emancipandoli dal bisogno, ma anche dalla dipendenza assistenziale. E’ una “filosofia del trampolino”, che richiede ai soggetti di uscire da una logica di protezione passiva per diventare protagonisti attivi delle politiche sociali. L’arena della partecipazione al lavoro è il campo privilegiato di questa linea di azione.<br />
In questo senso, le politiche formative sono un tassello essenziale di un rinnovato modello di welfare, non solo orientato alla protezione “passiva” dei cittadini (pur necessaria) contro diverse situazioni di debolezza sociale (malattia, vecchiaia, disoccupazione, ecc.), ma anche capace di promuovere attivamente l’inclusione nella società, in modo particolare attraverso la (buona) occupazione. Non potendo, in un’economia di mercato, garantire la certezza del posto di lavoro a tutti e per tutta la vita, i poteri pubblici -di concerto con le parti sociali- devono operare in maniera più consistente e convinta a favore dell’occupabilità dei cittadini nazionali e degli immigrati stranieri regolarmente residenti. L’occupabilità è assicurata prima di tutto da una formazione iniziale adeguata, e poi da un’educazione permanente orientata a mantenere aggiornate o eventualmente a rinnovare e riconvertire le competenze dei lavoratori. Carente sul primo versante (formazione iniziale), la situazione italiana è decisamente deficitaria sul secondo (educazione permanente).<br />
Una ripresa dell’esperienza del Reddito minimo d’inserimento sarebbe inoltre auspicabile, purché meglio congegnata nella negoziazione con gli interessati di impegni personalizzati, seri e verificabili (formazione, disintossicazione, impegno nella ricerca del lavoro, ecc.) e dotata di adeguati servizi di accompagnamento: un’altra storica carenza dell’esperienza italiana.<br />
Come Casa della Carità, siamo impegnati nello sviluppo di percorsi di inserimento delle persone in difficoltà che nulla concedono all’assistenzialismo: responsabilizzazione dei beneficiari, attivazione, orientamento al lavoro e all’autonomia sono le parole-guida del nostro metodo di lavoro. Semmai abbiamo bisogno di istituzioni pubbliche e di soggetti economici che condividano in modo fattivo questo approccio e cooperino nel renderlo diffuso, capillare, socialmente accettato.</p>
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